A Berna un Ticino più forte

Il nostro Cantone è uno di ventisei ma è il rappresentante della Svizzera di lingua italiana e quindi del terzo idioma nazionale, ruolo condiviso con gli amici grigionesi. Questo ruolo è particolare e unico in una Confederazione nata sulla volontà delle sue parti, così diverse, di stare insieme e di condividere la propria storia differenziandosi dalle grandi nazioni che ci circondano.

All’entrata di palazzo federale una grande statua sottolinea il principio “Unus pro omnibus, omnes pro uno” (Uno per tutti e tutti per uno). L’origine dello Stato federale e soprattutto i valori liberali alla base della Svizzera moderna meritano grande attenzione soprattutto quando ci si prepara al rinnovo delle cariche del nostro parlamento federale.

La realtà in cui viviamo non è il frutto del caso, la divina provvidenza centra poco. La nostra storia è fatta invece di molte generazioni che hanno faticato molto; basterebbe ripensare all’emigrazione ticinese in America, in Australia, a Parigi o a Londra. Ricordiamoci del Ticino agricolo e capace di sfruttare ogni alpe sulle nostre montagne. Poi siamo passati al terziario, alla piazza finanziaria, alle tecnologie e all’innovazione. Grazie a una formazione di grande qualità abbiamo lasciato il rastrello e ci siamo attrezzati di laptop. Oggi parliamo di digitalizzazione e di intelligenza artificiale.

Uno sviluppo e un progresso che ha portato benessere grazie ad un approccio aperto, innovatore e progressista, non conservatore.

Alla base del nostro sistema rimangono le nostre solide istituzioni. In Svizzera nessuno è primo ministro o presidente plenipotenziario, nessuno può accumulare poteri eccessivi. Il sistema si regola assicurando ponderazione e prudenza nelle scelte, magari anche una certa lentezza. Ma in un mondo così veloce, spesso distratto, questa capacità di equilibrio diventa un vantaggio interessante.

A Berna il Ticino ha bisogno di rappresentanti che sappiano interpretare correttamente l’essere svizzeri, di personalità che siano credibili e godano della necessaria reputazione per essere ascoltati e sostenuti nelle nostre specificità. Insomma un Ticino più Svizzero viene ascoltato. 

Ad esempio spiegando le peculiarità e le difficoltà di essere una regione particolarmente esposta alle dinamiche lombarde. Non lo si fa denigrando le istituzioni, non si chiede udienza ridicolizzando l’interlocutore, non si ottiene nulla senza proporre soluzioni e alternative concrete. In uno stato di diritto vi è ascolto e comprensione se si è presenti, se si curano i contatti, se ci si spiega e se ci si fa capire. 

Mi auguro che il Ticino si mobiliti e sappia scegliere con rinnovato giudizio i propri rappresentanti. Il PLR sta lavorando intensamente per voi e per mettere a disposizione le e i migliori candidati per avere a Berna un Ticino più forte. 

Bixio Caprara, presidente PLR, Opinione Liberale, 7 giugno 2019

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