Le valli sono adulte e non un museo

Le Alpi combattono da quasi due secoli l’idea di essere destinate a «giardino pubblico» per le città d’Europa, e tutto ci dice che la lotta proseguirà ben dentro il XXI secolo. Oggi come ieri, dobbiamo quindi opporci all’idea che paralizzare lo sviluppo delle nostre valli sia il necessario compenso per la crescita economica che ha sacrificato l’ordine e la vivibilità di interi quartieri urbani.

È vero che le valli rappresentano la memoria del Ticino frugale, come quello della nota triade «fam, füm, frecc» di Benito Mazzi; non devono però diventare musei a cielo aperto nei quali imbalsamare una versione romantica del «mondo che era» – come alcuni Uffici pubblici sembrano sognare, se pensiamo al destino di moltissimi rustici. Al contrario, la traiettoria giusta risulterà da un equilibrio fra tradizione e spinta a innovare. Occorre in altre parole tenersi alla larga dalla nostalgia eterna, evitando però di scivolare nell’anonimato suburbano, che purtroppo già vediamo avanzare in alcune zone di bassa valle.

Nel contempo, dovremo liquidare il paternalismo strisciante che pensa di dover proteggere i vallerani da sé stessi, applicando loro corsetti di varie forme. Visto che come ticinesi ci ribelliamo a questa infantilizzazione (giustamente) quando qualche confederato ci ricorda le nostre «parentele mediterranee», vediamo di non replicare questo malcostume nella dialettica interna al Cantone. Non servono tutele morali per le nostre valli, che hanno regalato alla nostra Storia personalità eminenti capaci di orientare l’evoluzione del Cantone, e costruire il nostro benessere.

Riscrivendo il programma del PLR per la Legislatura 2015/2019, avevo chiesto che le valli diventassero uno dei pilastri sui quali fare poggiare la strategia. Si trattò di un’intuizione felice, che non si esaurì in vaghe dichiarazioni d’intenti e si riconferma oggi per il quadriennio alle porte: dall’autostrada dei dati all’utilizzo degli inerti per opere pubbliche importanti, gli spunti non mancano. E mi piacerebbe arricchire quanto suggerito bloccando, tanto per cominciare, ogni normativa che rende più difficile e costoso abitare e lavorare in valle.

Affinché il rilancio possa prendere forma, è infatti indispensabile che le zone periferiche del Canton Ticino siano abitate, e non solo in alta stagione. Le valli – soprattutto quelle più discoste – non vogliono rassegnarsi a diventare solo un palcoscenico per i selfie delle vacanze: ci chiedono investimenti culturali, sociali, economici e paesaggistici per vivere 365 giorni l’anno. Se da una parte gli investimenti non devono soffocare nella burocrazia, dall’altra devono mostrarsi rispettosi del territorio, sostenibili e lungimiranti, per onorare al meglio la solidarietà fra Comuni ricchi e poveri, fra Cantone ed enti locali finanziariamente deboli.

Ogni giorno, grazie al lavoro che svolgo dal mio ufficio di Lavertezzo e su e giù per la Verzasca, vedo che il futuro del Ticino (per fortuna) non è solo sui fondovalle. Affinché tutto il territorio avanzi verso il futuro, la politica dovrà dimostrarsi capace di differenziare il proprio approccio, permettendo a ogni parte del territorio di progettare il proprio destino.

Alessandro Speziali, laRegione, 13 dicembre 2018