Chi crea impieghi e chi è in difficoltà

I dati sulla disoccupazione pubblicati dalla SECO ieri, martedì 8 gennaio, confermano che l’economia svizzera è robusta, e che le condizioni del mercato del lavoro possono essere giudicate come buone. A livello nazionale, la disoccupazione è scesa al 2.6%. È il minimo degli ultimi dieci anni, e inoltre è un dato eccellente nel panorama internazionale. 

E il Ticino? Anche da noi il trend è favorevole: nell’arco del 2018 la disoccupazione è scesa di 0.4 punti percentuali, attestandosi al 3%. Dato, questo, su cui desidero condurre alcune riflessioni.

Ritengo in primo luogo che il trend confermi la convinzione, di non pochi miei colleghi e mia, che il mondo dell’economia stia facendo la sua parte per generare benessere al cantone: non scordiamocene ogni volta che si parla di impresa. Dobbiamo saper essere dalla parte di chi crea posti di lavoro, remunera i collaboratori in modo equo e paga le imposte. Potremo così sostenere occupazione e gettito fiscale nel medio termine, e su più cicli economici. Gli attuali alti livelli di occupazione costituiscono infatti un traguardo che, una volta raggiunto, va saputo mantenere nel tempo.

Giunge, a questo punto, spontanea la domanda di quali siano gli aspetti non ottimali presenti sul mercato del lavoro. Dove sia necessario agire per migliorare la situazione di quei ticinesi che purtroppo lavorano in condizioni meno agiate, o che cercano lavoro avendo difficoltà a trovarlo.

Se da un lato chi crea lavoro e lo retribuisce in modo equo va come abbiamo detto sostenuto, bisogna nello stesso tempo saper fermare e correggere chi invece offre remunerazioni inadeguate. Va inoltre invertito il fenomeno della loro erosione, quando presente: questo non solo con controlli, ma anche utilizzando gli strumenti del partenariato sociale.

Ci dobbiamo poi soffermare su come aiutare le categorie in difficoltà, agendo sulla disoccupazione dei giovani e di chi fra gli ultracinquantenni abbia perso il posto di lavoro, e va rimesso in pista con programmi concreti. Potremo a questo fine incentivare la collaborazione con aziende «reali», affinché offrano l’opportunità di provare i meccanismi pratici delle singole professioni.

Nella mia esperienza quotidiana, ho visto che chi ha l’opportunità di uno stage, o di una sostituzione temporanea, la vede spesso trasformarsi in un’occupazione stabile. 

Agendo in questo modo, potremo considerare il Ticino una terra di opportunità per chiunque abbia la volontà di lavorare.

Cristina Maderni, Corriere del Ticino, 8 gennaio 2019