Quattro binari per il Mendrisiotto

La mobilità in Ticino è un tema che giustamente occupa in maniera importante l’agenda politica. Se da un lato è oggettivamente corretto riconoscere che dobbiamo abituarci al fatto che questo problema si pone ovunque, in virtù della crescita della popolazione e dell’aumentare del benessere, è altrettanto vero che il Ticino in generale, e il Mendrisiotto in particolare, paga lo scotto di carenze dal profilo pianificatorio, infrastrutturale e anche, è giusto ammetterlo, di una certa mancanza di comprensione da parte di molti rispetto a quanto stava succedendo. L’approccio per affrontare il problema non può però limitarsi a dei proclami, a delle utopie o a delle semplici lamentele: no, deve partire dal presupposto che si deve mettere in atto, o rafforzare, una strategia su 4 binari. Il primo è pianificatorio facendo in modo che i generatori di traffico, ad esempio le scuole o le aree industriali, siano negli immediati paraggi delle principali direttrici del trasporto pubblico. Il secondo è quello del continuo miglioramento della rete di trasporto pubblico, che costituisce l’alternativa a quello privato. In questo senso negli ultimi anni si è fatto molto ma vi è sicuramente margine per migliorare ad esempio introducendo i Tilo a due piani per aumentarne la capienza. Il terzo è quello dell’implementazione di misure che favoriscano la condivisione dell’auto ad esempio velocizzando il processo di creazione di corsie preferenziali in dogana per i frontalieri che si muovono almeno in 3 per macchina pressando la controparte italiana per realizzare dei parcheggi al confine per i frontalieri. Con un sistema di questo tipo si potrebbero togliere dalla strada migliaia di automobili ad un costo tutto sommato moderato, tenuto conto che chi condivide l’auto avrebbe il vantaggio di “saltare” una parte delle colonne al confine. Il quarto è quello di pretendere dal 2020, quando aprirà il tunnel del Monte Ceneri, il progressivo trasferimento delle merci dalla strada alla ferrovia. In effetti questo è un punto sul quale tutto il Ticino non dovrebbe transigere perché la promessa del sogno chiamato AlpTransit era quella di costruire una ferrovia di pianura attraverso le alpi. Un sogno che però non può fermarsi a Lugano ma deve essere completato andando a sud fino al confine e aggirando le città di Biasca e Bellinzona. Se si riuscirà a lavorare su questi 4 binari, che agiscono dal breve al lungo termine, potremo vedere un vero cambiamento in meglio.
Alex Farinelli, Corriere del Ticino, 29 gennaio 2019