Sui deflussi minimi la competenza è del governo, non del parlamento!

La scelta di principio di risanare i corsi d’acqua attraverso maggiori rilasci dagli impianti idroelettrici è di competenza del Consiglio di Stato. Non del parlamento. Per questo motivo, il PLR ha chiesto oggi che il messaggio fosse rinviato al governo, sottolineando anche che un eventuale decisione di risarcimento nei confronti delle aziende obbligate ad aumentare i rilasci - diminuendo la produzione di circa il 4% - dovrà comunque essere inserita in un messaggio separato. Visto che il rinvio non è stato sostenuto dal Gran Consiglio, la maggioranza del Gruppo parlamentare si è astenuta dal voto.

Per il PLR è importante sottolineare che per giungere all’obiettivo dell’aumento dei deflussi minimi - sul quale nessuno ha avanzato una opposizione di principio - si passa per due fasi ben distinte. Si tratta innanzitutto di avallare il principio del risanamento dei corsi d’acqua mediante maggiori rilasci, e in secondo luogo, con un messaggio separato, di procedere alla quantificazione del risarcimento delle aziende che oggi sfruttano queste acque.

Nel messaggio presentato in Gran Consiglio, vengono invece descritti diversi criteri per la valutazione del risarcimento, che, però, non è oggetto di questa decisione. Quindi si è cercato di mettere il carro davanti ai buoi per ben due volte!  Senza essere precisi però! La domanda è chiara secondo il PLR: quale margine avrà ancora il Parlamento quando dovrà decidere sul risarcimento? Ebbene, nessuno, visto che già oggi è stato chiesto di avvallare il principio che avremo l’obbligo di corrispondere importanti indennità alle aziende idroelettriche. E ciò non è smentito nemmeno dal Rapporto di maggioranza! La decisione importante, quella sui risarcimenti, spetterebbe invece proprio al parlamento, e sarà oggetto di un messaggio separato. Per la fretta di mettersi medaglie sul petto, oggi il parlamento ha fatto un passo falso, che il DT si è guardato bene di fare da solo: ne pagheremo il conto quando arriverà, con un prossimo messaggio, la fattura. Il PLR, con la propria astensione, ha dimostrato di non essere disposto a vincolarsi prima di sapere quanto il cantone dovrà pagare con i soldi di tutti i cittadini!

E questo senza sottacere le criticità di questa scelta poco approfondita, come quella di un aumento delle immissioni di CO2: rinunciare ad una percentuale di energie rinnovabili, come si fa aumentando in questo modo, scelto dal DT, i deflussi minimi, significa infatti ritrovarsi con una parte di approvigionamento energetico da sostituire, specie in inverno. La posizione del PLR non è quindi contraria all’aumento dei deflussi minimi, ma - coerentemente con la nuova strategia ambientale del PLR svizzero - sensibile al fatto che le misure a tutela dell’ambiente siano ragionate e sostenibili.

Un’impostazione sbagliata

Giacomo Garzoli, vice capogruppo in Gran Consiglio, “L’impostazione del messaggio governativo è sbagliata. Per raggiungere il consenso necessario si entra già nell’ottica del risarcimento, parandosi dalle critiche allorquando ne uscirà la quantificazione”.

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