Scuola dell'obbligo ticinese: burocrazia, piano di studio e dialogo

INTERROGAZIONE

Premessa

Con questo atto parlamentare si desidera mettere in evidenza tre tematiche problematiche rilevate nella scuola dell’obbligo ticinese. In queste ultime settimane il Consiglio di Stato ha già fornito delle risposte parziali riguardanti alcune di esse; tuttavia, si ritiene necessario riprendere il discorso in quanto purtroppo unicamente i membri della Commissione formazione e cultura ne sono venuti a conoscenza. È invece importante che tutti i deputati in Gran Consiglio, come pure il mondo della scuola e la cittadinanza, possano essere compiutamente informati.

1. A scuola di ... burocrazia?

Molti attori della scuola dell’obbligo – docenti (titolari, speciali e di sostegno pedagogico) e direttori – sono confrontati con un aumento non indifferente di oneri burocratici. Se da un lato essi possono considerarsi una necessità per lo svolgimento ottimale e professionale del proprio lavoro e per uniformare le pratiche sul territorio, dall’altro, un loro eccesso (e/o un loro accrescimento), come sembra esserci, sottrae tempo prezioso ad altri compiti ritenuti fondamentali che le rispettive professioni comportano, come ad esempio la riflessione e la preparazione didattica e pedagogica; inoltre, influisce negativamente sull’aspetto motivazionale accrescendo una sensazione di fatica e sovraccarico.

  1. È a conoscenza il DECS di questo malessere? Lo ritiene giustificato?

  2. Quale può essere la causa? Magari le troppe leggi/direttive emanate in un tempo troppo

    breve e a intervalli troppo ravvicinati?

  3. Il DECS ritiene che si debbano apportare correttivi, frenando l’aumento della

    burocrazia?

  4. Il ruolo centrale del docente – su cui tutti convengono – non potrebbe coincidere con

    una maggior responsabilizzazione e fiducia, a differenza di quanto sembra sott’intendere la burocratizzazione del mestiere?

Contemporaneamente, in questi anni non pochi direttori, docenti di sostegno, capi servizio e capigruppo del Servizio di sostegno pedagogico, ... si sono dimessi e si riscontrano difficoltà nel reperire sostituti in questi ruoli chiave della scuola ticinese.

  1. Quali sono le cause, secondo il DECS, di questa situazione? Una fra di esse non potrebbe anche essere la tematica legata alla burocrazia testé sollevata?

  2. Più in generale, cosa ne pensa il DECS di questa situazione poco soddisfacente? Come evitare di peggiorare la situazione?

2. Nuovo Piano di studio: a che punto siamo?

L’accordo intercantonale sull’armonizzazione della scuola obbligatoria in Svizzera, il Concordato Harmos, ha richiesto ai Cantoni di adattare la legislazione, le strutture scolastiche e gli obiettivi di

formazione. Ognuna delle tre regioni linguistiche della Svizzera ha redatto un Piano di studio (PDS per il Ticino).

In Ticino il PDS, sotto la direzione e coordinazione del DECS, ha visto il coinvolgimento di gruppi di lavoro composti da figure attive nel sistema formativo ticinese (ispettori, esperti, consulenti, ...). Essi hanno contribuito alla stesura del documento che è stato approvato dal Consiglio di Stato nell’estate del 2015.

A partire dall’anno scolastico 2015/2016 è iniziata la messa in atto del PDS nelle scuole dell’obbligo ticinesi. In particolare, tutti i docenti – dalla scuola dell’infanzia alla scuola media – hanno ora seguito l’implementazione del PDS. Alla conclusione di detta formazione obbligatoria, ai partecipanti è stato chiesto di redigere un questionario/formulario sull’implementazione.

Il PDS propone cambiamenti considerevoli rispetto al passato. Oltre che riferirsi all’intera scolarità dell’obbligo, avendo dunque l’ambizione di affrontare la formazione in modo coerente, non prevede più un programma di insegnamento che elenca obiettivi, temi e argomenti da trattare nei rispettivi settori formativi e scolastici. Bensì, indica quali competenze e risorse un allievo dovrebbe aver sviluppato al termine delle principali scadenze formative previste.

Il DECS organizza con regolarità corsi di formazione che si ispirano agli intendimenti del PDS. Ha pure elaborato una documentazione (presente anche in rete) con esemplificazioni didattiche e metodologiche.

Alla luce di quanto sopra, e soprattutto a seguito dell’implementazione del PDS a tutti i docenti della scuola dell’obbligo ticinese, si chiede:

  1. Come valuta il Dipartimento la fase di implementazione del PDS? Si è svolta secondo i propri intendimenti? Che difficoltà si sono incontrate nell’organizzare l’implementazione?

  2. Quali sono state le reazioni, le critiche, i suggerimenti e i riscontri di docenti e direttori dopo aver seguito l’implementazione?

  3. Dopo la fase d’implementazione, sembra che il PDS sarà adattato e revisionato; corrisponde al vero? Che tempistiche si prevedono per l’eventuale stesura di un documento aggiornato? A questo scopo, la stesura del previsto documento “B” dei PDS ad uso esclusivo dei docenti con una struttura ipertestuale, rientra ancora nei progetti del DECS o questo importante supporto è stato abbandonato?

  4. Chi si occupa di questa fase di “rielaborazione” del PDS? Gli stessi autori del documento originale? Verranno tenuti in considerazione i riscontri del corpo docenti e dei direttori?

  5. Senza nascondersi dietro a un dito, a detta di molti addetti ai lavori il PDS è un documento troppo esteso (quasi 300 pagine!) e difficilmente fruibile nella pratica quotidiana; è definito da alcuni un po’ illusorio e pretenzioso, troppo poco vicino alla realtà delle aule scolastiche. Cosa risponde il DECS a queste critiche? In generale, com’è stato accolto dal mondo della scuola?

  6. La “programmazione per competenze”, elemento chiave del PDS, non arrischia di mettere in secondo piano i contenuti disciplinari e gli obiettivi di padronanza da trasmettere agli allievi? In altre parole: si è verificato se l’aver messo troppo l’accento sulle competenze trasversali a scapito dei traguardi disciplinari espliciti, non abbia generato pericolose derive e effetti indesiderati nei docenti? Ricordo che nella Svizzera romanda la generalizzazione del PER (Plan d’Etude Romand) ha richiesto di ritornare a dare uno statuto chiaro alle discipline, ridefinendo obiettivi e traguardi in modo esplicito.

  7. Come per “La scuola che verrà”, il PDS, come indicato più volte, propone cambiamenti di rilievo per il mondo della scuola, difficilmente comprensibili e assimilabili nel breve-medio

termine. Non era meglio, a ragion veduta, promuovere un PDS più snello, basato sulle effettive priorità e articolando meglio aspetti teorici e riscontri pratici?

3. L’importanza del dialogo (... che non c’è?)

Uno dei fattori essenziali per gestire e promuovere una scolarità dell’obbligo di qualità è il dialogo e l’unità d’intenti tra i vari attori che agiscono nel mondo della scuola. Ognuno con propri ruoli e competenze, ma tutti con l’obiettivo di agire per il bene degli allievi e della scuola generale.

Questo indispensabile presupposto sembra mancare in particolare tra la Conferenza dei direttori delle scuola comunali (CDD) e la Sezione delle scuole comunali (SESCO) del DECS. Anzi, gli attriti e le incomprensioni sarebbero evidenti, come appreso di recente in un incontro tra i rappresentanti della CDD e la Commissione Formazione e Cultura. Sembrerebbe, infatti, che chi lavora al fronte – direttori e docenti di ogni genere, ossia coloro che toccano giornalmente con mano i problemi della scuola – non si senta ascoltato né preso in considerazione; e che diverse decisioni importanti vengano prese senza il loro coinvolgimento. Oppure che talune scelte del DECS, anche importanti, vengano apprese dalla stampa.
Naturalmente ciò non è accettabile. Non si tratta di “tifare” per una o l’altra “fazione”; ma sviscerare il problema, affrontarlo con spirito critico e soprattutto individuare soluzioni per migliorare la situazione.

  1. Come valuta il DECS il dialogo e la collaborazione con gli attori della scuola, in particolare tra la SESCO la CDD? E con altri settori (ad esempio il Collegio degli ispettori, il Collegio dei capigruppo del Servizio di sostegno pedagogico e gli operatori del sostegno pedagogico, e – naturalmente – con i rispettivi servizi legati alla Scuola media)?

  2. Cosa risponde il DECS alle incomprensioni sollevate dalla CDD?

  3. Appurato che il dialogo sembra difficoltoso, cosa intende fare il DECS per ritrovare una

    comunicazione tra le parti costruttiva e professionale, elemento assolutamente

    indispensabile per far fronte alle sfide che il mondo della scuola richiede?

  4. Secondo il DECS – oltre alle consuete incomprensioni fra attori sul campo e non – alcune difficoltà sono dovute anche a una visione diversa sul ruolo della scuola e i contenuti e/o i

    metodi dell’insegnamento?

  5. In merito alla domanda 4, potrebbe influire anche la burocratizzazione del mestiere o

    l’impostazione per cui l’insegnamento a scuola andrebbe standardizzato in tutto e per tutto a livello cantonale, malgrado una sensibile eterogeneità territoriale?

Si ringrazia per l’attenzione.

Aron Piezzi, deputato PLR

Cofirmatari: Maristella Polli, Alessandro Speziali, Fabio Käppeli, Diana Tenconi

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